Ogni cosa è illuminata – Jonathan Safran Foer

Ogni cosa è illuminata è un libro da leggere o piano piano o veloce veloce. Io l’ho letto piano piano perché ormai i libri ‘seri’ li leggo solo così, per ricordarli e poi, in questo particolare caso, perché mi sono detta che dovevo capirlo e perdermici dentro. E mi ci sono veramente persa dentro. Però, potete leggerlo anche veloce veloce, ma sinceramente non so se poi la storia che vi racconta vi farà meno male.

Ogni cosa è illuminata è anche un libro che inganna. Perché è buffo, ci sono scene surreali, divertenti, si gioca con la lingua, con le parole e il loro significato (bravo il traduttore, ma, se mai ne avrò il tempo, mi piacerebbe leggerlo in inglese per capire meglio i giochi linguistici che ha fatto Foer) e poi a un certo punto il terribile e l’indicibile spuntano fuori e se da qualche parte ho letto che il buffo è uno dei pochi modi per raccontare la tragedia, ammetto che per molte pagine ho trattenuto il respiro. Mi aspettavo questa storia, non mi aspettavo che venisse fuori così.

Jonathan è uno studente americano che, con in mano una fotografia, va in Ucraina alla ricerca della donna che ha salvato suo nonno durante la Seconda Guerra Mondiale. A fargli da guida ci sono Alex, un “molto pregiato giovanotto”, suo nonno, che pensa di essere cieco, ma guida, e il cane puzzolente.

All’inizio tutta la storia sembra non avere senso, c’è la narrazione del viaggio dei tre uomini, c’è la storia della famiglia di Jonathan dalle origini nel villaggio di Trachimbrod e poi ci sono le lettere che Alex scrive a Jonathan. Mettere insieme questi tre filoni che a loro volta contengono altri filoni è complicato solo in apparenza, perché, leggendo, tutto, appunto, viene illuminato.

Un viaggio nel passato, per andare avanti. Perché “SE DOBBIAMO BATTERCI PER UN FUTURO MIGLIORE, NON DOBBIAMO CONOSCERE IL NOSTRO PASSATO E RICONCILIARCI CON ESSO?”. E Il viaggio nel passato sarà feroce, triste, divertente, epifanico, dritti nella Storia. Nella storia degli ebrei massacrati in Ucraina, nella storia delle codardie e delle imperdonabili cose che sono state fatte, nella storia che va sì illuminata, digerita, ma mai dimenticata.

ogni cosa è illuminata

Si possono avere delle serie difficoltà a capire lo stile di Foer, un po’ di realismo magico, surrealismo e così via; ammetto che deve piacere il genere. Se vi piacciono i libri che vanno dritti al punto (che poi sono quelli che preferisco anche io, ormai dovreste saperlo), che vi raccontano i fatti senza troppi fronzoli, lasciate perdere.  Se volete una storia che vi racconti proprio tutto, ma che sia anche un po’ magica, che vi faccia ridere, vi commuova e vi dia qualcosa su cui riflettere, allora provate a leggerlo. Questo romanzo può solo donare emozioni, negative o positive, non importa. E ci sono dei passi di pura poesia; solo per quelli ne vale la pena.

E poi magari guardate anche il film, come farò io.

Ogni cosa illuminata è anche un libro d’amore, nonostante tutti continuino a dirsi che non si amano e a un certo punto sembra che l’amore sia stato calpestato, masticato e sputacchiato. Perché, come dice ridendo la bibliotecaria della Biblioteca Yankel e Brod a pagina 241, tutti (i libri) parlano d’amore.

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