Northanger Abbey – Jane Austen

Il libro, uscito postumo nel 1818, è il meno conosciuto, ma, a mio parere, uno dei più belli della Austen.

L’ironia che caratterizza tutta l’opera della scrittrice e la sua capacità di ritrarre i personaggi e renderli indelebili nella memoria trovano in questo testo il loro ambiente ideale, grazie all’incontro con il vero gioco letterario.

La protagonista è Catherine Morland, giovane di buona famiglia, ma non ricca, cresciuta in campagna, a suon di romanzetti e aria aperta. Catherine viene invitata a Bath per una vacanza. Qui incontra Henry Tilney, ricco signorino, e la sua famiglia.

Tutta una serie di equivoci e bugie porta il padre di Henry a credere che Catherine sia molto ricca, quindi un buon partito per suo figlio, e la ragazza viene invitata nella residenza di famiglia: l’abbazia di Northanger. Il luogo è fertilità pura per l’immaginazione di Catherine, che è avida di segreti romanzeschi e pronta a lanciarsi nelle stesse avventure delle eroine dei libri che legge.

E tra misteri non misteriosi e atmosfere ‘poco’ gotiche, si sviluppa l’intreccio d’amore e anche una pungente parodia dei tanti romanzi sentimentali (citati puntualmente nel testo) che all’epoca della Austen avevano numerose lettrici.

Ovviamente c’è l’happy end e la protagonista, da ingenua e fanatica di romanzi e misteri, riceve la sua formazione (e sul ‘romanzo di formazione’ potremmo parlare, e scrivere, per ore) e viene premiata anche con l’amore di Henry Tilney, che sfida il padre per lei.

Leggere questo libro è un’opportunità per divertirsi ed entrare nell’Ottocento inglese con leggerezza; e, soprattutto, è un’occasione per conoscere meglio questa scrittrice che è sempre di moda, ha ispirato centinaia di film e libri d’amore e che non perde mai brillantezza.

Per le giovani romantiche, ma anche per chi crede che la letteratura, oltre a un dovere, sia anche puro piacere.

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