Limbo di Melania G. Mazzucco

La Mazzucco mi piace anzitutto perché a differenza di tanti scrittori contemporanei, anche se scrive delle storie atrocemente vere e angoscianti, storie di solitudini e di vite interrotte, non è mai senza speranza, non è mai triste, non è mai pesante.

E poi è estremamente colta, di quel colto che ti viene voglia poi di andare ad approfondire l’argomento su Internet, perché lei l’ha spiegato talmente bene che tu devi saperne per forza di più. Si vede che ha preparato tutto nei minimi dettagli che vuole appassionarti e ci riesce sempre.

E poi scrive dannatamente bene.

Tornando a Limbo, che bel libro. Ho detto qualche giorno fa, mentre lo leggevo, che, al di là degli eventi del romanzo, Manuela Paris potrei essere io. L’io che sarei diventata se non avessi deciso di cambiare strada a un certo punto. Quindi è possibile che io mi sia rivista troppo in questo romanzo, abbia pensato a una mia vita alternativa, in una dimensione parallela, ed è per questo che ne sono stata così affascinata. Ma credo anche che, davanti a un romanzo d’amore e di guerra come questo, non si possa fare altro che fermarsi a pensare. Al nostro presente, alle storie reali di cui si parla.

Limbo racconta senza fronzoli e retorica qual è la vita dei militari in missione, quali sono i motivi che spingono una donna ad arruolarsi, quale è la vita delle persone inserite nei programmi protezione testimoni, quella di una ragazza madre di provincia ingenuamente spregiudicata.

Viviamo anche noi con i protagonisti la condivisione, il legame a doppio filo che si crea fra le persone che vivono situazioni di pericolo, l’incubo del DPTS. Guardando il tutto col punto di vista semplice e diretto del maresciallo dell’esercito Manuela Paris (che potrebbe essere una nostra amica, un nostro parente), sentiamo alla fine di non definire i soldati che muoiono nelle nostre ‘missioni di pace’ come martiri o eroi, ma come persone che stavano semplicemente facendo il loro dovere. Spogliamo tutto dall’inutile retorica mediatica e ci viene voglia di sapere quali sono i fatti veri.

E poi ci innamoriamo anche noi del misterioso Mattia, che ha alle spalle una storia altrettanto terribile, solo perché, anche lui, ha fatto il suo dovere di cittadino e anche noi alla fine restiamo ad aspettare di vederlo sul quel balcone mentre fuma la sua sigaretta.

Tutte queste storie intrecciate insieme creano un romanzo che commuove e istruisce. Lascia qualcosa: la speranza. La rinascita. Quella di Manuela, quella di Mattia e, sì, anche quella dell’Afghanistan.

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