Le solite sospette di John Niven

Le solite sospette

Io adoro John Niven, mi fa ridere come pochi e quindi, anche se secondo me niente potrà battere A volte ritorno, Le solite sospette, edito da Einaudi e tradotto da Marco Rossari, è un libro molto bello a prescindere.

Quattro allegre signore decidono, per risolvere i loro problemi e combattere il rischio di finire in ospizio, di fare una rapina in banca. E la fanno davvero, solo che poi devono trovare un modo per scappare e uscire dal paese e, credetemi, non riescono per niente a passare inosservate.
Chi sono?
C’è Susan che ha sessant’anni, vive una vita tranquilla e pacata e a un certo punto si trova vedova e piena di debiti. C’è Julie, la sua migliore amica, che tirando le somme della sua vita… beh, diciamo che la faccenda è un po’ deprimente. Ethel è una novantenne obesa in carrozzina, sboccata, diretta, cinica, che mette il pepe su tutto. Jill invece ha bisogno di soldi per salvare il suo nipotino e il bello del suo personaggio è che sembra stare nell’intero quadro un po’ per caso, è un ‘grillo parlante’ sempre un po’ a disagio, e proprio per questo dà anche lei il suo divertente contributo. E poi c’è Vanessa una quindicenne ‘salvata’ da un camionista arrapato; e Boscombe, l’uomo di legge, super stereotipato, stupido, un po’ ignorantello, che è incaricato di trovare le ‘care vecchiette’ e che ne passerà di tutti i colori.

Il libro è tutta una corsa dal Dorset passando per Cannes, sfiorando Marsiglia, fino al Sudamerica. È un inseguimento infinito, uno svelamento di carte continuo, una riscoperta, anche a novant’anni, che le protagoniste fanno di se stesse. Ed è una fonte inesauribile di risate. Tra alberghi di super lusso e malviventi russi, imprevisti e sbronze, vecchie fiamme e sterline, tante sterline, le nostre eroine fanno di tutto per raggiungere il loro obiettivo.

L’ho già detto che adoro John Niven? Perché? Perché lo trovo molto ‘genuino’; è senza filtri ma non perché vuole essere ‘stronzo’ a tutti i costi, né perché vuole essere ‘buonista’ a tutti i costi, ma perché nonostante sia dissacrante, un po’ cattivo e gli piaccia fare tanta ‘scena’, questo autore non si scorda mai dei sentimenti. I suoi personaggi sono, appunto, genuinamente umani.
Susan scopre che la sua vita è stata una farsa, Julie deve convincersi invece che la sua non lo è stata. Jill ed Ethel sono perfette nel ruolo del diavolo e l’acqua santa; messe sul banco tutte queste cose, le nostre ‘cattive’ signore decidono che è l’ora della rivincita. E ci ritroviamo a dire anche noi che non è affatto troppo tardi, e tifiamo per loro, anche se hanno fatto una rapina in banca.
Mi sono affezionata a queste quattro signore, tutti le danno per spacciate e invece loro mettono sottosopra Francia e Inghilterra e quindi ho letto questo libro velocemente, ridendo spesso e chiudendolo con un sospiro soddisfatto. Anche se la parte ‘lagnosa’ di me avrebbe voluto un lieto fine ancora più spumeggiante per Susan e Julie. Chissà se hanno trovato davvero la felicità…

Le solite sospette forse non è più bello di A volte ritorno e Maschio bianco etero, ma è Niven puro e a me ha fatto molta compagnia.
Per chi ha voglia di ridere e non si sconvolge davanti a un po’ di parolacce e una rapina in banca. Per chi ama Niven. Per chi pensa che non è mai troppo tardi per tirare fuori le unghie. E per chi, quando guarda una persona anziana, si chiede sempre “Chissà che vita ha avuto? Chissà se è felice?” e se la immagina energica e scoppiettante per le strade della Costa Azzurra.

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