Le prime storie, mio padre, il compleanno e “bene, bene, andiamo insieme”

Uno dei miei primi ricordi riguarda due libri, rilegati in cartonato, belli grossi, rivestiti di seta rossa. Uno era Storie proprio così di Rudyard Kipling, l’altro non me lo ricordo, ma molto probabilmente erano delle fiabe dei fratelli Grimm. Le prime storie che mi sono state lette da bambina prima di dormire. Me le leggeva mio padre.
Lui non ha studiato e ha preso la terza media perché doveva. Ma è stato lui il primo a  insegnarmi il piacere delle storie lette e raccontate. Mi ha insegnato a fare i cruciverba anche, e ha provato a insegnarmi a giocare a scacchi ma, ahimé, lì c’è stato un fallimento su tutta la linea. È grazie a lui, per esempio, che so dove si trova Trieste, perché lui le conosceva tutte le province d’Italia.
Mi ha insegnato la gentilezza e la forza che c’è nella calma. Mi ha insegnato l’ironia, l’autoironia, e il parlare poco ma parlare bene (su questo avrei bisogno di ripetizioni, dovrei passare più tempo con lui).
Mio padre mi ha insegnato anche a bere per divertirmi e non per dimenticare e rimandare. Io credo di essermi presa le migliori sbronze insieme a lui.

E mi ha insegnato che il coraggio uno se lo può dare. Che a sessant’anni può cambiare tutto, che tu puoi cambiare tutto e che l’orgoglio certe volte è meglio metterlo da parte e che bisogna chiedere aiuto, perché è più importante la dignità. Grazie a lui so che se le carte in tavola cambiano tu puoi comunque ancora vincere.

Da mio padre ho preso questo naso un po’ appuntito con la gobbetta, gli occhi marroni che vanno un po’ in giù, le labbra sottili, i capelli crespi, i denti tutti storti e la miopia tardiva.

Da mio padre ho preso anche il compleanno.
Il 4 maggio 1983 io nascevo e lui festeggiava 31 anni. Questo è il nostro giorno.

Ogni anno io il 4 maggio mi sveglio e non penso che è il mio compleanno, ma al ‘nostro’ compleanno, lo chiamo e noi come due cretini stiamo per cinque minuti a dire “Auuuugurii” “Auguuuuuuuuri” “No auguri prima a te” “E auguri pure a te”.

E facciamo le voci ironiche. Come quella sua calda e profonda di quando mi leggeva le storie di cui sopra. A una di queste storie sono particolarmente affezionata. Perché è talmente scema che mio padre la leggeva trattenendo le risate. E allora io e mia sorella ridevamo e alla fine era tutto un ridere e col cavolo che dormivamo.

La storia è questa qua:

“Dove vai?”
“A Cogozzo”
“Io vado a Cogozzo, tu vai a Cogozzo, bene, bene, andiamo insieme!”
“E tu ce l’hai il marito? Come si chiama?”
“Tito!”
“Mio marito Tito, tuo marito Tito, io vado a Cogozzo, tu vai a Cogozzo, bene, bene, andiamo insieme!”
“E tu ce l’hai un bambino? Come si chiama?”
“Pino!”
“Il mio bambino Pino, il tuo bambino Pino, mio marito Tito, tuo marito Tito, io vado a Cogozzo, tu vai a Cogozzo, bene, bene, andiamo insieme!”
“E tu ce l’hai la cuna?”
“Si chiama Sbattiluna!”
“La mia cuna Sbattiluna, la tua cuna Sbattiluna, il mio bambino Pino, il tuo bambino Pino, mio marito Tito, tuo marito Tito, io vado a Cogozzo, tu vai a Cogozzo, bene, bene, andiamo insieme!”
“Ce l’hai il servitorello?”
“Si chiama Vabelbello!”
“Il mio servitorello Vabelbello, il tuo servitorello Vabelbello, la mia cuna Sbattiluna, la tua cuna Sbattiluna, il mio bambino Pino, il tuo bambino Pino, mio marito Tito, tuo marito Tito, io vado a Cogozzo, tu vai a Cogozzo, bene, bene, andiamo insieme.”

È Donnette, dei fratelli Grimm.
Oggi festeggio dicendomi continuamente “bene, bene andiamo insieme”, il motto per il futuro che verrà, e pensando al mio papà, come sempre sarà. Perché anche se il compleanno è una cosa tutta personale, per me condividerlo con lui è veramente un onore.

Auguri a me.
E auguri pure a te, mio papà gentile.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.