Le piccole donne – Louisa M. Alcott

Rileggere Le piccole donne alla soglia dei trenta ha sparso sulla mia vita un velo di freschezza.

Ovviamente le prediche dell’autrice sulla religione e i giusti comportamenti morali nel 2012 sanno un po’ di vecchio e stantio, ma basta avere l’intelligenza di collocare il libro nella sua epoca, non dimenticarlo mai e poi rendersi conto anche della sua modernità.

Nonostante credessi che fosse cambiato qualcosa dall’epoca dei miei sogni di bambina, mi ritrovo sempre in Jo. Indipendente, maschiaccia, diretta ma teneramente alla ricerca di una stabilità, di un suo universo, di un suo equilibrio dove la sua indole possa sposarsi perfettamente con la ‘normalità’.

Ho trovato sempre insipido il personaggio Beth, e infatti è così insipido che anche l’autrice decide di farne a meno facendola morire. E se da bambina la cosa era triste, da adulta, e con un minimo di coscienza letteraria, capisco che non c’era alternativa.

Amy è Amy. Il tipo di donna che avrebbe successo anche al giorno d’oggi: ambiziosa, lottatrice ma bella e femminile.

Meg mi ha sempre ricordato un po’ le donne del sud, ed effettivamente anche dopo tutti questi anni il confronto è stato inevitabile. Donna bella, moglie attenta, mamma dolce.

Le piccole donne è un libro da rileggere per prendere coscienza della propria femminilità. È un libro per le femministe che si sono perse negli estremismi, per capire che è bello essere femmina anche così come si è, con tutte le proprie debolezze.

Io lo consiglio, anche solo per rituffarsi nella propria infanzia e ritrovarsi a riderci su.

2 commenti su “Le piccole donne – Louisa M. Alcott

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