L’affare Kurilov – Irène Némirovsky

L’affare Kurilov, uscito per la prima volta nel 1932 e per la prima volta in Italia nel 2009, grazie ad Adelphi, che permette ai lettori italiani di leggere i libri di questa brava scrittrice, è un libro di grande attualità, per le storie umane che racconta e per la lucidità di come si racconta la Storia.

La Russia, prima della Rivoluzione, sotto il governo dello Zar che di lì a poco sarà sopraffatto. La Russia e la sua catena di ribelli, terroristi, rivoluzionari. E questi due personaggi: Léon M. orfano di rivoluzionari, cresciuto nell’idea della rivoluzione e per la rivoluzione e consapevole della sua non consapevolezza del mondo fuori; e Kurilov, il pescecane, il ministro dell’Istruzione russa che deve morire, per l’istituzione che rappresenta e perché non esita a far sparare agli studenti. Leon si finge medico e riesce a entrare in casa di Kurilov e là comincia a tessersi lo strano filo che unirà i due. Kurilov è sostanzialmente un ‘uomo’, innamorato di sua moglie così tanto da mettere a repentaglio la sua carriera (metterà però a repentaglio la vita di altri studenti nel momento in cui capirà che con un errore del ministro che l’ha sostituito lui potrà riavere i favori dello zar), malato; in continua discesa. È vulnerabile, dice la Némirovsky, e non sembra da vicino così “pescecane”. È un uomo stremato dal ruolo che ha avuto e dalle scelte che ha fatto. È un uomo che crede davvero nella Russia zarista e nella tradizione. Léon infatti avrà dei ripensamenti, pur non legandosi mai totalmente al personaggio di cui deve essere l’assassino. Ma la storia, ci dice la Némirovsky con il finale del libro, non si può cambiare. E Kurilov, nonostante tutto, morirà, anche se non per mano di Léon.

Lui ammetterà la sua impotenza alla compagna Fanny, anche se non negherà mai fino alla fine il ruolo che aveva assunto nella vita di Kurilov e che lo marchierà per il resto della vita:

“la forma vivente che la morte aveva assunto, per lui, su questa terra.”(cit.).

L’affare Kurilov è un piccolo libro, che a dispetto della drammaticità che emerge in ogni pagina, si legge bene, velocemente. Si legge la vita di Léon, un uomo che è la rivoluzione russa, che non ha una sua identità agli occhi della società, così come Kurilov, imprigionato nell’impressione che dà di ministro. Si legge, in questo piccolo libro, l’eterno conflitto e l’eterna incomprensione che ci sarà sempre tra oppressi e oppressori, che sono a loro volta schiacciati dalla loro umanità.

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