La vita erotica dei superuomini

La vita erotica dei superuomini di Marco Mancassola è un bel libro perché è scritto bene. Non mi aveva colpita alla presentazione, forse sarà stata la lettura troppo enfatica dell’autore. L’ho comprato lo stesso come attratta da un qualcosa che invece doveva essere approfondito. E anche questa volta l’istinto ha avuto ragione.

In una moderna New York sono raccontati gli omicidi di alcuni tra gli ‘ex’ supereroi più famosi e i loro ultimi momenti di vita, che fanno emergere le persone deboli che sono diventate, le loro ossessioni erotiche e i loro fallimenti. Un giornalista e un detective se ne occupano, intrecciando alle ‘supervite’ le loro di uomini normali, che però hanno delle ferite profonde.

È un libro trasgressivo, a tratti divertente (il momento della ‘vestizione’ per l’appuntamento di Batman è molto incalzante e fa sorridere); anche se cade, a volte, nella descrizione dell’atto sessuale (p. 532: «raccolse con le mani a coppa, in un gesto solenne, la bava di quel sesso», mi ha tanto ricordato la lettura – quasi mi vergogno a dire che l’ho letto – di Melissa P.).

Ma quello che mi ha colpita è stata l’originalità della trama. I supereroi sono una storia già troppe volte sentita, e Mancassola, non affatto scoraggiato da questo, ha tirato fuori un plot di tutto rispetto.

Le tute luminose e attillate sono patetiche e, finalmente, vediamo quello che c’è sotto; sia nell’anima che nel corpo. Vediamo gli uomini, le donne e i gay che vivono, si tolgono quelle tute e muoiono in una società attratta dagli aspetti più intimi e scabrosi delle vite altrui (Facebook docet).

C’è una linea di thriller, che però non infastidisce gli scettici verso questo genere (io per prima), perché si confonde molto bene con il resto. L’irrealtà dei super poteri si mescola alla realtà delle storie che narra l’autore, e si creano personaggi che poi, forse anche perché non inventati dal nulla (Mancassola parte avvantaggiato da questo, ed è chiaro), vivono di vita propria. E il buon lettore riesce a toccarli quasi. E questo è, a mio parere, uno dei meriti più grandi dei bravi scrittori.

C’è da aggiungere inoltre che il fatto stesso di riuscire facilmente a ‘materializzare’ i personaggi dà ancora più senso a tutto il romanzo, proprio per la fisicità che lo caratterizza (nel momento dello strappo nel corpo di Mr Fantastic, mi sono toccata il fianco, per controllare). Forse era questo lo scopo dell’autore e ci è riuscito.

Di super imprese non c’è niente. I super poteri sono prostituiti (nel vero senso del termine) da chi li possiede. L’immagine della morte di Batman non mi farà mai più pensare al super eroe come lo conoscevo. Né le dolorose acrobazie sessuali di Mr Fantastic.

Uomini una volta tanto potenti sono ora i più deboli nella vita e… in camera da letto.

Non c’è un mondo da salvare in questo libro. Ormai non più, e la rassegnazione dei protagonisti ce lo dimostra pagina dopo pagina. Ci sono i drammi umani di chi è caduto in basso dopo aver toccato il cielo e questo dà adito a una riflessione su argomenti di attualità quali la paura di invecchiare, la solitudine, l’ossessione per l’apparenza. E ci rendiamo conto che alla fine non si parla solo del fallimento dei superuomini, ma di uno totale, dove tutti sono indifferentemente travolti dal vortice.

Il libro si chiude con una lieve speranza. Si può fare ancora qualcosa per il mondo con i superpoteri?

Tutto resta sospeso all’ombra del vecchio Superman appoggiato senza forze al suo bastone.

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