Giorni da call center #3 – Vetusta, l’amica

«Buongiorno prenotazioni.»
«Buongiorno signorina. Vorrei fare delle prenotazioni.»

Ma davvero? Pensavo volessi giocare a basket.

«Mi legga le impegnative, signora.»
«Allora devo prenotare per la mia mamma che, poverina, ha 80 anni, non si può muovere, ha avuto un cancro e soffre di demenza senile e ogni volta glielo assicuro che è una fatica immane gestire lei e la sua malattia…»

Queste informazioni non sono state chieste, non interessano, perché dovete sempre raccontare tutti i fattacci vostri a degli estranei? Perchè?

«Capisco, signora. Mi legga le impegnative.»
«Sì, subito, le prendo.»

E si sente ravanare da qualche parte per 1/2 minuti. E la vocina che prima di mettere in contatto con l’operatore di turno dice che “devi avere a portata di mano l’impegnativa”, ogni volta che succede questa cosa, piange di frustrazione.

«Allora: rx colonna lombosacrale, rx colonna toracodorsale, rx colonna cervicale, rx bacino, mammografia bilaterale, ecografia mammella bilaterale, ecografia addome completo, tac torace e addome con mezzo di contrasto, rmn rachide lombosacrale.
Ecco

Ah, no, anche rx torace.»

Sospirone e presa di coscienza sulla rottura di cazzo che mi è capitata.

«Signora, sono tanti esami, ora vediamo che possiamo fare, la prego di attend…»
«Ah, signorina?»
«Mi dica, signora.»
«Dato che io lavoro (è l’io è sempre detto con molta enfasi), si dovrebbero fare tutte nello stesso giorno, preferibilmente il lunedì o il venerdì, dopo le 17.30/18.00.»

E poi? Vuoi anche che ti portiamo lo champagne mentre vivisezioniamo la tua povera madre ottantenne e incosciente?
Vuoi anche un massaggino ai piedi?

Respiro grande.

«Signora, qualcosa sicuramente lo accorpiamo, ma è impossibile che si riesca a fare tutto in un solo giorno e agli orari che chiede lei, per esempio…»
«No. Signorina, io voglio tutto nello stesso giorno.»
«Signora, se le vanno bene anche altri orari, per esempio…»
«No, signorina, prima di quell’ora non si può.»

Cinque secondi di attesa per respirare e poi:

«Signora, mi dispiace, ma alle sue condizioni non riusciamo ad accontentarla. Purtroppo alcuni esami vengono svolti solo di mattina…»
«No signorina, guardi bene, io vengo tutti gli anni e ogni volta fate sempre la stessa storia, poi chiamo la mia amica Vetusta che lavora lì e chissà perché riesce sempre a sistemare le cose.»
«Signora, non c’è nessuna Vetusta che lavora da noi, davvero, se solo volesse ascoltar…»
«Mette in dubbio la mia parola? Io pago le tasse, ed esigo…»

E tu tu tu tu tu.

L’ufficio è entrato sotto una galleria.

Lorelai Gilmore docet.
E se Vetusta esiste, vorrei conoscerla, perché a dispetto del nome, è in grado di fare miracoli.

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