C’è una casa nel bosco – Serena Venditto

Una moderna Poirot dagli occhi verdi, un gatto, una traduttrice di romanzi rosa, un sardo di colore che fa il rappresentante di gelati, un giapponese in Italia per amore, un matrimonio, una casa tra gli alberi molisani, un padre di stampo “verghiano”, un terremoto e un delitto. Questi gli ingredienti di C’è una casa nel bosco di Serena Venditto, seguito di Aria di neve, che ho atteso con grande curiosità.

C'è una casa nel bosco

La nostra Ariel, con Malù e Mycroft e con Samuel e Kobe, viene invitata al matrimonio dei suoi amici storici Alice e Damiano. Il matrimonio si tiene in una meravigliosa villa di proprietà dei Latorre, facoltosa famiglia, in Molise.
I ragazzi si accorgono subito di alcune tensioni presenti tra i Latorre: il patron Vittorio, Elsa e suo marito Claudio, Gioia e Massimiliano, Luciano ed Emily e, infine, la piccola Clio. E infatti, a un certo punto, isolati da un terremoto e da un’improvvisa bufera di neve, si trovano a essere anche testimoni di un delitto.
Cosa si nasconde dietro la facciata di famiglia unita e perfetta? Ovviamente, Malù, aiutata dall’onnipresente, invadente, dolce e intelligentissimo, gatto Mycroft non potrà fare a meno di indagare e di scontrarsi col poliziotto Andrea, ex di Ariel, anche lui presente alla festa.
Intanto, nel privato dei nostri protagonisti accadono cose: chi è Marco? Che vuole da Malù? E come va tra Samuel e Ariel? Incontri, scontri, forse rimpianti oppure no. Insomma, i ragazzi di via Atri 36 sono più in forma che mai.

Leggendo C’è una casa nel bosco, la mia opinione sulla Venditto non è cambiata: è una scrittrice intelligente e simpatica, ma, come avevo già notato per Aria di neve, la brevità dei suoi romanzi, se da un lato aiuta a tenere un ritmo fresco e costante e aiuta anche chi vuole un libro che si legga in fretta, dall’altro è frustrante, perché personaggi e  storie andrebbero sviluppati molto di più. Se l’altra volta avevo concesso il beneficio del dubbio giustificando con “mi è piaciuto tanto e mi lamento della brevità perché non volevo che finisse subito“, ora ho visto questa brevità come una vera e propria pecca. I personaggi ci sono, si ride, il mistero non è scontato, anzi, ma ci sarebbe veramente tanto da dire ancora. È come se l’autrice avesse avuto fretta di finire. Ma a me sarebbe piaciuto leggere di più di Ariel, di Samuel, di Kobe e della sua fidanzata e, decisamente,  avrei voluto sapere qualcosa in più su Malù.

C’è una casa nel bosco è una bella storia, che intrattiene e fa sorridere e della quale spero davvero che arrivi un seguito, perché vanno svelate ancora tante carte e il finale dei nostri protagonisti, anche a mistero Latorre risolto, rimane in sospeso.

Ma ripeto, la Venditto ha uno stile molto fresco ed è divertente, quindi C’è una casa nel bosco è un romazo che consiglio. Semplice, leggero ma non stupido, che fa passare qualche ora rilassata e in buona compagnia.

C'è una casa nel bosco

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.