Rido e scherzo con Kafka, Cechov, Maupassant e Pirandello

Rido e scherzo con Kafka, Cechov, Maupassant e Pirandello.
Sono loro i protagonisti di queste mie giornate e lo saranno fino al 12 di luglio, giorno in cui i miei esami passeranno da -3 a -2, a meno che il Pellini e la mia poco buona preparazione non decidano il contrario.
Dicevo dei miei amici sopra citati. Kafka in parte lo trovo incomprensibile. Io sono troppo concreta, materiale e ‘naturalista’ per capire il delirio di 50 pagine di una talpa nella sua tana (La tana) e quello di un topo che canta (Giuseppina la cantante ovvero il popolo dei topi); e per lo stesso motivo mi sono appassionata leggendo Nella colonia penale. Tanto cruda è la descrizione dello strumento di tortura, tanto più capolavoro è quel racconto. Lo so, preferenze di una mente perversa.
Se non fosse per i nomi impossibili che ha scelto per i suoi protagonisti e per un paio di racconti che sono veramente improponibili (leggete Tre anni e poi ne parliamo), Checov sarebbe il mio preferito tra i quattro. Ironico quanto basta, drammatico quanto basta, surreale quanto basta. Ho riflettuto ridendo con Il camaleonte, ho avuto paura delle notti di tormenta con La strega e ho tremato di passione (la passione di chi ama la letteratura) con La corsia n° 6. Viene voglia di andare in Russia, di vestirsi pesante e di bere vodka.
Maupassant gioca con gli enigmi, con le beffe. Fa dei ritratti precisi, troppo precisi della società. E piace per questo, perché è l’unico dei quattro che mi ha fatto ridere. Anche se il dramma fa comunque parte di lui. Pirandello è Pirandello. Con le sue ormai fin troppo banalizzate teorie sull’uomo, racconta il mondo; rovescia la realtà, o la racconta nuda e cruda e intanto colpisce sempre.Insomma, cerco di gestire questi quattro birbanti e a moderare la cosa ho messo la cara Alba De Cèspedes, che calmina calmina sarà la protagonista dei miei prossimi mesi.Ovviamente la mia vita non è fatta solo di questo. Ieri ho messo da parte i mattoni di cui sopra, mi sono infighettata tutta, con tanto di tacco e orecchini (oooooh!) per andare a un battesimo. Battesimo strano, di una bimba che ha le orecchie uguali al babbo, parina, e in cui tutti si sono seduti e si sono alzati solo quando non c’era più nulla da mangiare e io non ho avuto neanche un bigné! A cosa è valsa la fatica di mettersi i tacchi, la gonna di raso, la maglia scollata, gli orecchini, il trucco e le lentine se non ho potuto mangiare nemmeno un bigné? Cioè… me delusa e stanca…. E poi dopo Stefuccio mi ha costretta ad andare a casa a piedi, ma questa è un’altra storia.A parte il bigné mancato, la serata è stata carina. E su per giù è andata come l’ha descritta l’Elisa(qui!). Tra gente vestita male, conoscenze approfondite (Elisa, appunto) e fratelli Landucci in super forma sono stata bene. Inebriata da una domenica ventosa e la voglia di fare un bagno…

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