Shaft di Ernest Tidyman

Shaft

Allora, se decidete di leggere Shaft. Un detective nero sulle strade di New York, andate su Youtube e cercate Teme of Shaft; troverete le musiche di Isaac Hayes. Schiacciate play e via.

Who’s the black private dick
That’s a sex machine to all the chicks?
(Shaft!)
You’re damn right
Who is the man
That would risk his neck for his brother man?
(Shaft!)

Sarete immersi nell’atmosfera del libro e per qualche giorno canticchierete solo questo.

Ernest Tydiman ha scritto Shaft, un detective nero sulle strade di New York nel 1971, in Italia viene ripubblicato oggi grazie a edizioni Sur.
Shaft è un detective privato di colore che ha trovato, nella sua vita di nero di Harlem, reduce dal Vietnam, uno strano equilibrio tra il mondo dei bianchi e il mondo dei neri, perché in quegli anni lì c’era una bella differenza. Cammina sicuro per le vie della città, conquista fanciulle e risolve misteri. Indagando sul rapimento della figlia di un gangster, si ritrova invischiato in una guerra tra bande, tra i gangster di Harlem e la mafia. Un conflitto che però rischia di passare per una guerra di razza, tra i movimenti per i diritti dei neri, pacifici e non, e i bianchi.
Con l’aiuto dello sbirro Andreozzi e di Ben Beauford, un amico d’infanzia ora a capo di un gruppo armato, Shaft si mette a lavoro per disinnescare la bomba che potrebbe far partire una vera e propria guerra tra le vie di New York.

Questo è solo il primo capitolo della saga di Shaft e a me, oltre 40 anni dopo, è piaciuto veramente tanto. Come hanno scritto anche nella quarta, leggere Shaft è come ritrovarsi in un film del primo Tarantino ed è proprio così.
E mi è piaciuto, non solo per la storia, che è l’intreccio classico, se ci piace il genere, per passare qualche piacevole ora di lettura (cattivi, buoni ma non troppo, avventure, sparatorie, colpi di scena, giustizia è fatta, ecc. ecc.), ma proprio per il personaggio principale che è così particolare, così semplice eppure saggio, così poco disposto a essere eroe e pervaso da quella nostalgia romanzesca che fa in modo che ci rapisca all’istante. E poi tutte le battute, le ironie sull’eterna lotta bianchi-neri, le scena d’azione che ci tengono ben attaccati alle pagine.

Leggendo Shaft non sono solo saltata indietro nel tempo, negli anni Settanta e in una New York di lotte, criminalità e sangue, ma mi sono ritrovata in un mondo nuovo, letterario, in un genere che si è dimostrato una vera e propria scoperta. Non mi ha spaventato la violenza, né le battute razziste, né il cinismo con il quale tutto viene trattato. Da ora in poi solo pugni e sparatorie… 🙂

E mi è piaciuto così tanto che ho voluto guardare subito anche il film Shaft il detective. Peccato che, come spesso accade, son rimasta molto delusa dalla trasposizione. Tra le pagine dell’ebook ho trovato molta più profondità, molta più bellezza e, devo essere sincera, anche molto più intrattenimento. E non solo perché si tratta di un film degli anni Settanta molto lontano da quello al quale siamo abituati oggi, ma proprio perché secondo me, per scelta, all’epoca hanno voluto semplificare tutto, per renderlo un film per tutti. Il film d’altronde è uno dei più importanti del genere blaxploitation, quindi il suo target era ben chiaro e preciso e non ci si aspettava altro.

Shaft di Tidyman è per i nostalgici, per chi, quando legge, il film se lo costruisce in testa e trema durante i momenti d’azione. È per chi non si sconvolge davanti a delle battute razziste e ride, capendo che gli stereotipi intrattengono ma non sono la realtà e, se sei un po’ intelligente, capisci quando prenderne le distanze. Proprio come farebbe Shaft.

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